Passa ai contenuti principali

Pizza di zucchine



E’ una torta salata la cui ricetta mi viene da Padula (Sa). In agosto, visto il clima più fresco rispetto a quello di Napoli, là si trovano ancora delle zucchine buonissime. Un giorno nonna Sisina, ci preparò questa “pizza di zucchine”, dosando gli ingredienti a tazze (da colazione), invece che pesarli, un fatto singolare per me.
In occasione della fiera di Padula, invece, ci avrebbe preparato delle zeppole fritte epiche, ma questa è un’altra faccenda, così come la storia dell' "arepa", un piatto venuto dalle Americhe, colombiano, a seguito della emigrazione, ma addomesticato perchè preparato con farcitura di caciocavallo, specialità locale.

Dunque, gli ingredienti:


  • 1 tazza di zucchine tagliate a cubetti piccoli 
  • 1 tazza di farina 00
  • 1 tazza di caciocavallo e salumi a cubetti
  • 4 uova
  • 1 bicchiere di olio extra vergine d'oliva  riempito per 3/4
  • un paio di cucchiai di formaggio (pecorino sardo) grattugiato
  • mezza bustina di lievito chimico per torte salate
  • un pizzico di sale
  • pepe

Procedimento

In una ciotola, sbattere le uova, con poco sale e pepe, unire l’olio, il formaggio grattugiato e mescolando, unire la farina cui si è aggiunto il lievito, le zucchine, i cubetti di formaggi e salumi. Amalgamato il tutto, versare il composto in uno stampo antiaderente (ho usato quello per il babà), ma quelle più virtuose e fornite, possono usare lo stampo da plumcake.  
Cuocere in forno già alla temperatura di 160° C, per  un’oretta.

Commenti

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Migliaccio dolce napoletano nelle due versioni

Il migliaccio dolce è una tipica preparazione napoletana del periodo di Carnevale.  In famiglia se ne facevano due versioni, una " classica " ed una coi “ capellini d'angelo ”, una pasta secca di grano duro tipo spaghettino, ma con un diametro minore. Recentemente il Dr. Giuseppe Viscardi mi ha scritto queste note sulle origini ed il significato del migliaccio, un dolce antichissimo: il migliaccio dolce viene preparato nell'anno solare, per la prima volta il 17 gennaio (Sant'Antonio Abate), giorno in cui, secondo la tradizione napoletana, finisce il tempo di Natale e comincia il Carnevale.  È un dolce carico di significati, apre e chiude una festa invernale per poi lasciar posto ad un altro dolce, la pastiera, fondamentalmente molto simile, ma che però, al posto della semola di grano duro ottenuta dal raccolto dell'anno prima, sostituisce i primi chicchi di grano (probabilmente ancor prima orzo) del nuovo raccolto.  Attraverso questi sapori...

Papaccelle napoletane ricce imbottite ('mbuttunate)

Sono tra gli ortaggi estivi che più mi piacciono e questa è la loro stagione. Parlo della  papaccella napoletana ( papaccella riccia ) , ch e è diventat a anche un presidio Slow Foo d nel 2004. E'   una varietà di peperone , dalla pezzatura piccola, variamente c olor ata di g iallo sole, di verde e di rosso intenso o vinato, tipicamente coltivata nelle zone del napoletano e del vesuviano .  Queste in foto sono papaccelle  biologiche che coltiva mia zia Anna nel suo terreno a Napoli. A me piacciono cucinate in ogni maniera: a minestrina, in padella, stufate con olive e capperi, nella cianfotta, con la pasta oppure crude nelle insalate, quando si trovano fresche, in estate. Nella stagione invernale, quando si trovano solo sott’aceto, sono utilizzate nell’ insalata di rinforzo a Natale o soffritte come contorno della carne di maiale nei mesi più freddi (e lì ci sta bene anche qualche papaccella piccante o forte ). Questa versione della papacce...

O' pane cuotto

O’ pane cuotto è una ricetta poverissima ed antica, una sorta di zuppa, che come ingrediente principale ha il pane duro, vecchio, quello che a Napoli si chiama “ sereticcio ”. Ce ne sono tante varianti, con sugna o con olio, con pomodorino o senza, con aglio o cipolla, con uovo o senza, con formaggio o senza, ma due sono gli ingredienti principali, il pane duro e l’alloro. Quella che ricordo dall'infanzia, è questa versione. E dunque, per prepararla, si comincia facendo bollire in una piccola casseruola in un dito d’acqua, lo spicchio d'aglio, una foglia di alloro (il lauro secco) spezzettata, un filo d’olio, un pizzico di sale e se ci sono, un paio di pomodorini del piennolo schiacciati, fino a far ridurre il liquido della metà. In un piatto fondo, intanto, si mettono i pezzetti di pane raffermo; si condiscono con il “brodo” ridotto, un pizzico di pepe nero e si consuma ancora caldo.