Passa ai contenuti principali

Racconta il tuo produttore: DAMA pomodorini di Quisisana - seconda parte


Per racconta il tuo produttore di Slowthinking, siamo tornate a trovare Marianna D’Auria, giovane e vulcanica imprenditrice, che sulle collina di Quisisana a Castellammare di Stabia (Na), la sua terra, quella a cui è indissolubilmente legata, coltiva straordinari pomodori.
PomoDama è Marianna D'Auria con i suoi immancabili Ray Ban
Nel post di qualche tempo fa, sul blog Sosi Dolce Salato di Rosaria Orrù, abbiamo cominciato a raccontare a quattro mani, del luogo e di come vengono coltivati questi pomodori, varietà “pendolino” e “fiaschetta”, tra l’altro senza acqua e senza trattamenti chimici, sfruttando con sapienza, la posizione dei terrazzamenti e la fertilità naturale del terreno.
Oggi andiamo a raccontare della raccolta e della lavorazione.

Pomodorini di collina DAMA giunti a maturazione
Arriviamo in una calda ed umida mattinata di agosto, in piena raccolta che comincia più o meno a fine luglio, quando il sole più caldo bacia questi pomodori fino a farli diventare “rossi come l’ammore” e finisce verso la prima settimana di settembre.

Il panorama del golfo e del Vesuvio dai campi

Pomodori "pendolino" pronti per la raccolta

La raccolta fatta rigorosamente a mano
Questi pomodori, che crescono senza irrigazione, coltivati a cielo aperto, in pieno campo, hanno un sapore straordinario (li abbiamo mangiati come le ciliegie, direttamente dalle piante), sono molto dolci e poco acquosi, caratteristica questa, che li rende ottimi sia da gustare a crudo, ma soprattutto per farne delle ottime conserve.
La raccolta viene fatta solo a mano, da Marianna e dalla sua famiglia diretto - coltivatrice, cominciando all'alba, col fresco.

Marianna D'Auria  alla raccolta

Marianna col padre, il signor Dino

La signora D'Auria al lavoro

La semina delle due varietà, pendolino e fiaschetta, tipiche dell'area stabiese, viene effettuata a scalare, in modo che la raccolta possa avvenire in maniera alternata e la maturazione non arrivi contemporaneamente per tutti i campi.
Con la raccolta per zone e varietà alternate, il pomodoro viene trasportato poche ore dopo la raccolta ed inscatolato sempre freschissimo.


Con cadenza giornaliera, il raccolto viene trasportato al laboratorio per la trasformazione. Una volta viene lavorato e trasformato il pomodoro “pendolino”, una volta la varietà “fiaschetta”. I primi sono destinati alle confezioni da mezzo chilo, i secondi alle confezioni da un chilo.

Il pomodoro viene lavato, selezionato e controllato.


 Quindi, passa al tappeto e trasportato nella riempitrice che inscatola sia succo che pomodori.


Le scatole vengono poi chiuse attraverso un nastro magnetico e disposte in ceste dove avviene la sterilizzazione a bagnomaria.
Nella conservazione del PomoDama non viene effettuata nessuna correzione con acido citrico, ma viene aggiunto solo sale comune.
Una volta sterilizzati, i barattoli passano al confezionamento e poi all'etichettatura.


Le quantità modeste di pomodoro prodotto per le basse rese per ettaro, i notevoli costi per la coltivazione, ne fanno un prodotto di nicchia o “gourmet”, di altissima qualità.
Aprire un barattolo, riporta indietro nel tempo, ai cortili dove le famiglie si riunivano per preparare le scorte per l'inverno, al vociare delle donne, ai bambini che giocano, agli uomini che trasportano le "sporte" piene di pomodori prima e piene di bottiglie dopo, come scrive Rosaria.


Quando si assaggia a crudo, l'estate esplode in bocca, quando si cucina, il profumo avvolge e cattura.

La qualità di questi meravigliosi pomodori si può scoprire solo con l'assaggio.

Il fatto che vengano coltivati in quantità limitata senza irrigazione ne’ trattamenti, che vengano lavorati a poche ore dalla raccolta, che non vengano usati conservanti, fa tutta la differenza, una grossa differenza fatta di cuore, amore e passione che per questo, si sentono nel piatto ed al palato. 

Altri prodotti PomoDama

Commenti

Post popolari in questo blog

Papaccelle napoletane ricce imbottite ('mbuttunate)

Sono tra gli ortaggi estivi che più mi piacciono e questa è la loro stagione. Parlo della  papaccella napoletana ( papaccella riccia ) , ch e è diventat a anche un presidio Slow Foo d nel 2004. E'   una varietà di peperone , dalla pezzatura piccola, variamente c olor ata di g iallo sole, di verde e di rosso intenso o vinato, tipicamente coltivata nelle zone del napoletano e del vesuviano .  Queste in foto sono papaccelle  biologiche che coltiva mia zia Anna nel suo terreno a Napoli. A me piacciono cucinate in ogni maniera: a minestrina, in padella, stufate con olive e capperi, nella cianfotta, con la pasta oppure crude nelle insalate, quando si trovano fresche, in estate. Nella stagione invernale, quando si trovano solo sott’aceto, sono utilizzate nell’ insalata di rinforzo a Natale o soffritte come contorno della carne di maiale nei mesi più freddi (e lì ci sta bene anche qualche papaccella piccante o forte ). Questa versione della papacce...

Pasta al ragù napoletano con le braciole

Oggi è il #WorldPastaDay ,   che compie 20 anni. Per festeggiarlo, anche se oggi non è domenica, ho preparato il ragù . Un mostro sacro della cucina napoletana, una preparazione che intimorisce, almeno me, ma ne ho voluto scrivere lo stesso, partendo da questo che non è proprio il classico Ragù, ma quello con le braciole, diciamo un ragù " my way " a condire gli ziti spezzati a mano. E tanti auguri alla pasta e ai pastaioli, con l'augurio che continui a farci felici tutti e a donarci un sorriso almeno a tavola.  Questa è la ricetta, "che non è di chi la scrive ma di chi se ne serve". Ingredienti   per 4 persone N.1 bottiglia e mezza di passata di pomodoro 400 g di manzo tagliato a fette ( io chiedo al mio macellaio Ciro il taglio adatto e disponibile )  N. 1 cipolla (ramata) olio extravergine q.b. vino q.b. Pecorino Romano a pezzettini mezzo spicchio d’aglio un rametto di prezzemolo fresco pinoli, una ventina passolini, 10 grammi pepe nero ...

Francesina dolce

La francesina è un delizioso dolce di pasta sfoglia  farcito, in genere, con crema pasticcera ed amarena o crema al cioccolato e che si trova sempre meno frequentemente oramai, nelle pasticcerie napoletane. Ho provato timidamente a rifarle, in versione mignon . Con la pasta sfoglia inversa ( la pâte feuilletée inversée ) , la cui ricetta troverete qui , ho ricavato un rettangolo di pochi millimetri di spessore; l'ho arrotolato e poi tagliato a fette spesse circa un paio di centimetri. Da queste, un po' come si fa per i " tappi " delle sfogliatelle ricce, ho ricavato dei coni che ho farcitio con crema ed amarena, sigillandone la base. Ogni francesina , l'ho infine, passata nello zucchero semolato e poi, posata su una placca da forno ricoperta con l'apposita carta. Ho infornato alla temperatura di 170° C  per una mezz'ora, fino a doratura e caramellizzazione dello zucchero.