Migliaccio dolce napoletano nelle due versioni

  

Il migliaccio dolce è una tipica preparazione napoletana del periodo di Carnevale. In famiglia se ne facevano due versioni, una "semplice" ed una coi “capellini d'angelo”, una pasta di grano duro tipo spaghetto, molto molto sottile.

La ricetta di famiglia del migliaccio "semplice" è questa:

180 g di semolino di grano duro
750 g di latte con una bacca di vaniglia
un pizzico di sale
cuocere questi ingredienti fino all’ebollizione ed ancora per 3-4 minuti, mescolando di continuo con una frusta metallica;

quando il composto è ancora tiepido aggiungere
350 g zucchero
60 g burro
sempre mescolando il composto;

quando sarà freddo, aggiungere
5 uova
500 grammi di ricotta romana DOP (di pecora)
e mescolare con la frusta elettrica;

infine aggiungere
100g di cedro e scorzetta d’agrumi a cubetti
1 fialetta di acqua di millefiori
le bucce di mezza arancia e mezzo limone bio, grattugiate
½ tazzina di rhum per pasticceria

Versare il composto in una teglia da 26 cm di diametro, già foderata con carta forno (oppure usare una teglia da 24 cm di diam. più una piccola).

Infornare per ¾ d’ora circa, in forno caldo a 170° C.
Spolverizzare con zucchero a velo.



La versione del migliaccio con i "capellini d'angelo", è invece la seguente, tramandatami da nonna Maria:
miscelare un litro d'acqua e mezzo litro di latte e portare all'ebollizione, versarci 90 grammi di semolino e dopo qualche minuto, 80 grammi di capellini d'angelo (formato di pasta simile a spaghettini molto sottili); cuocere mescolando, per una decina di minuti. Aggiungere 350 grammi di zucchero, 70 grammi di burro e quando è freddo, 350 grammi di ricotta romana, 8 uova, la buccia grattugiata di un limone, il succo di mezzo limone, un po' di rhum, una fialetta di acqua di millefiori e un'ottantina di grammi di cedro a cubetti.
Versare il composto in una teglia da 26 cm di diametro, già foderata con carta forno ed il restante in una teglietta, sempre foderata di carta forno.
Infornare per ¾ d’ora circa, in forno caldo a 170° C.
Servire a temperatura ambiente.

Commenti

  1. Ciao,da napoletana non posso che ammirare questa ricetta che ci tramandiamo da famiglie;le tue dosi mi incuriosiscono molto,quest'anno provero' la tua versione,anche la foto mi attrae,mi sembra abbastanza compatta,come piace a me.A presto,M.Luisa.

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  2. Ho sempre fatto il migliaccio solo con il semolino, così come lo faceva mia madre; la tua seconda versione mi fa venire in mente la pastiera di pasta che mia madre faceva a Pasqua,unendo il semolino insieme agli spaghettini, che non mi piaceva molto. Allora si infornavano nel forno a fascine del panificio di quartiere anche i dolci di casa ( per gentile concessione):la classiche pastiere, i panettoni cresciuti, che dovevano essere impastati almeno tre giorni prima per essere pronti per il forno e la pastiera di pasta salata, cioè fatta di spaghettini, formaggio, uova e sugna, che veniva servita in tutta fretta in sostituzione della minestra, perchè per preparare i dolci non se ne aveva avuto il tempo.
    Il migliaccio con i capellini non l’avevo mai sentito e vorrei provarlo! D’altra parte fare una pastiera o una frittata di pasta con i capellini è il “ non plus ultra” è più compatta e saporita di quella fatta con altri tipi di pasta!
    Se posso fare una digressione sul “non plus ultra” vi racconto un episodio vero: un contadino che aveva dei guai con la giustizia, si era rivolto ad una avvocato per essere assistito e gli aveva sentito pronunciare nel discutere della sua difesa la frase:< Questo è il “ non plus ultra”> e lui ogni qual volta si recava dall’avvocato per indicare l’eccellenza del suo ragionamento diceva: “Avvocà chest è presutto”
    L’avvocato per sapere che cosa lui avesse capito di questa massima che pronunciava spesso in questa forma, glielo chiese e lui rispose che non poteva esserci niente di meglio e ribadì: “Avvocà, ma che ce’ può essere meglio d’o’ presutt?” (cioè avvocato, ma che ce può essere meglio del prosciutto?) E nel suo piccolo aveva capito “prosciutto”al posto di “non plus ultra”, ma il concetto, quello l’aveva capito!

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  3. Io faccio sempre ed esclusivamente la seconda versione, che è buonissima...

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  4. Io faccio sempre ed esclusivamente la seconda versione... buonissima

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